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L'amministrazione di sostegno: una voce per le persone fragili

  • associazione la cordata 22 Viale Rosselli Fratelli Bra, Piedmont, 12042 Italy (map)

Ringrazio Daniela, Luigi e l'Associazione Amici di Daniela, che sta offrendo a noi presenti e a tutti un'occasione importantissima, quanto rara, di approfondire le nostre conoscenze in un campo difficile, innovativo quale quello che ci viene illustrato oggi.

Il mio intervento vuole essere una testimonianza circa il lavoro sul territorio che svolgo, insieme ai volontari dell'Associazione La Cordata. La nostra associazione si è formata, o meglio ha avuto un impulso decisivo quando un gruppo di noi, già volontari sul territorio, abbiamo accettato di avere degli incarichi di amministratori di sostegno/tutori per persone che non avevano famiglia o dove la famiglia era conflittuale o comunque non idonea.

Questo è avvenuto dopo l'entrata in vigore della L. 6/2004 che istituiva l'amministrazione di sostegno, la quale sancisce il fondamentale diritto di ognuno ad esprimere le proprie volontà e capacità, seppure residue (mentre l'istituto della tutela risulta estremamente limitativo e inappellabile). Penso che sia fondamentale che tutte le persone in situazione di fragilità possano avere diritto ad un sostegno; infatti ciò che conta non è la diagnosi di una malattia o di un handicap, ma gli effetti sul piano personale e sociale, con conseguente difficoltà, e non sempre totale incapacità, a prendersi cura in modo adeguato della propria persona, dei propri interessi economici e delle proprie aspirazioni. Trovo inoltre importante che il cittadino anche da solo possa rivolgersi al Giudice e intrattenere con lui un rapporto diretto, senza che sia indispensabile la mediazione di un legale.

Il nostro gruppo segue gli insegnamenti del prof. Paolo Cendon di Trieste, che conosce la nostra realtà e l'ha sempre incoraggiata. E' venuto a Bra diverse volte per incontrarci e per partecipare a dei convegni sulla specifica tematica. I nostri contatti con Trieste sono costanti. Partecipiamo attivamente a “Diritti in movimento”, un'associazione giuridica/culturale, diffusa in tutta Italia, che si impegna su alcuni temi importanti, come la abolizione dell'interdizione e dell'inabilitazione, il miglioramento della legge sull'amministrazione di sostegno, il profilo esistenziale di vita.

Come volontari, dopo l'entrata in vigore della Legge che istituiva l'amministrazione di sostegno, abbiamo cominciato a cimenticarci in storie di ordinaria solidarietà, a fianco di persone in difficoltà e sole ad affrontare tutti i problemi della vita: vittime di truffe e di raggiri, a rischio di essere derubate dell'eredità, derubate della propria pensione mensile, con debiti, verso lo Stato, il Comune o verso terzi, con terra bruciata intorno...lunghe storie di gioco, di alcolismo, di fallimenti, caratterialità, ignoranza...quasi sempre situazioni molto povere dal punto di vista economico, dove è particolarmente importante tutelare e gestire diligentemente il patrimonio per fare in modo che, per quanto possibile, la persona possa fare fronte da sola alle sue necessità.

Noi volontari ci sforziamo di avere ben scolpite nella mente e nel cuore le parole “dignità” e “fiducia”.

Nel testo di questa legge, inoltre, trovano il loro posto delle parole belle, difficilmente riscontrabili nei provvedimenti legislativi.

Penso alla parola “protezione”, che vuol dire difendere, avere cura, avere a cuore la parola “sostegno”, che vuol dire aiutare, dare un supporto la parola “fragilità”: una persona fragile è portatrice di bisogni che da sola non riesce a soddisfare la parola “beneficiario”, che vuol dire godere di benefici, di vantaggiInvece che dire “disabile”, “anziano”, “matto” preferiamo dire “persona” con tutto il significato profondo della parola. Si parla anche sempre di “famiglia”, anche se si tratta di una famiglia difficile, ma in ogni caso merita rispetto e, se si può, coinvolgimento.

Ma che ruolo possono avere dei volontari ad assumere l'incarico di amministratore di sostegno? Non è meglio un famigliare?

Certamente, è meglio uno di famiglia, quando la famiglia c'è ed è disponibile e idonea.

Abbiamo avuto situazioni molto gravi, ad esempio un signore originario della Calabria che i fratelli hanno fatto venire a casa loro in un paese del braidese, e gli hanno sottratto regolarmente tutta la pensione (era solo un'invalidità civile); lui analfabeta, uomo mite e buono, non lo sapeva neanche. Ad un certo punto essendosi ammalato, ha dovuto essere ricoverato in una struttura e i fratelli hanno continuato come prima a prendere la sua pensione, di cui lui aveva bisogno per pagare una parte della retta che gli competeva.

Nonostante inviti e richiami da parte dei Servizi Sociali, non avendo ottenuto la loro collaborazione, i servizi hanno presentato il ricorso per l'apertura dell'amministrazione di sostegno ed hanno proposto un volontario della Cordata. Questo nostro volontario lo ha seguito con grande dedizione e lo ha accompagnato nelle ultime fasi della vita fino al decesso.

E' successo anche di un uomo disabile, epilettico grave di circa 60 anni, Piero, ospite di una comunità, che si è fatto accompagnare al nostro sportello per dire che suo fratello, unico parente, amministratore di sostegno, non solo non si interessava di lui, ma gli negava anche i soldi per le piccole spese, acquisto indumenti, ecc. Piero sapeva che il padre, che faceva l'impresario edile, aveva lasciato a ciascuno dei due figli, una buona somma di denaro e alcuni alloggi. Lui non ne sapeva più niente, suo fratello non rispondeva alle sue chiamate.

Abbiamo aiutato Piero a segnalare questa situazione al Giudice Tutelare, chiedendo che venissero fatti degli accertamenti sul suo patrimonio. Il Tribunale, accertato che da ben 5 anni l'amministratore di sostegno non presentava nessun rendiconto, glieli ha richiesti per ben due volte e quando ha potuto constatare una gestione non solo scorretta, ma peggio ancora, lo ha rimosso dall'incarico seduta stante. A Piero è stata nominata una volontaria della nostra Associazione, che con calma, sta mettendo a posto tutto ciò che riguarda il patrimonio e sta garantendo a Piero di soddisfare le sue esigenze di vita concrete.

I volontari non si pongono come alternativa alla famiglia, per quanto riguarda l'incarico di amministratore di sostegno, ma sono disponibili a dare un supporto alla stessa famiglia e possono intervenire quando la famiglia non c'è, o è conflittuale, o peggio ancora nei casi – per fortuna rari - in cui i famigliari non si comporterebbero correttamente.

Le riflessioni che ho espresso e le richieste che pervengono alla nostra associazione dal territorio ci hanno indotto a metterci a disposizione, per informare, sostenere, aiutare persone e famiglie che affrontano situazioni problematiche a presentare il ricorso per l'apertura di amministrazione di sostegno e a gestire in modo adeguato tutto l'iter.

Da oltre 11 anni tutte le settimane abbiamo attivato uno sportello, totalmente gratuito, che ci ha permesso di accogliere e di conoscere ogni tipo di fragilità. Non ci siamo mai fatto pubblicità: le persone arrivano tramite il passaparola o l'invio di qualcuno che già ci conosce. “Il bene si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico”.

Uno sportello è come aprire una finestra sul mondo, per noi è il mondo della fragilità.

Solo per esemplificare, abbiamo incontrato e incontriamo:

– persone molto semplici che non sanno gestire bene le loro risorse e vengono raggirate

– persone che vivono in situazioni di isolamento e di degrado anche abitativo, incapaci di gestire le loro risorse per migliorare la loro qualità di vita

– persone deboli, incapaci di far valere i propri diritti, spesso anche nell'ambitofamiliare (eredità, pensione, ecc...)

– persone anziane, con varie forme di demenza e di deterioramento

– persone anche giovani ridotte in stato vegetativo o quasi da eventi morbosi tragici e improvvisi

– ragazzi con disabilità che al raggiungimento della maggiore età, hanno bisogno che un famigliare continui ad esercitare la responsabilità genitoriale...

– famiglie impreparate a gestire una più o meno improvvisa situazione nei confronti di un componente bisognoso di sostegno, anche temporaneamente

– persone già beneficiarie di amministrazione di sostegno o loro famigliari che segnalano incomprensioni, possibili abusi da parte dell'amministratore di sostegno

Ecco l'universo della fragilità che noi intercettiamo e verso il quale diciamo il nostro “I care”.

Le nostre parole sono: accogliere, ascoltare, informare, aiutare e ancora accompagnare nel percorso spesso tortuoso, dove la storia della persona si intreccia con le varie tappe dell'iter giudiziario.

Cerchiamo di rassicurare: tu non sei solo, le difficoltà le affronteremo insieme...

In sintesi, il nostro sportello opera in diverse direzioni principali:

verso i cittadini: fa da “presidio per la fragilità”, è un'antenna del territorio, raccoglie situazioni di difficoltà e se ne fa carico attivando tutti gli strumenti possibili, primo fra tutti l'ascolto, l'informazione

verso gli amministratori di sostegno/tutori: ascolto, aiuto nel disbrigo delle pratiche con il Tribunale, consulenza, incontri di formazione, testimonianza, gruppi di automutuo aiuto, invito ad essere diligenti nel realizzare il decreto del Giudice Tutelare, anche nell'invio puntuale dei resoconti annuali (che devono essere precisi, ma non ossessivi)

verso il Tribunale: il corretto supporto ai cittadini e la diligenza nel formulare relazioni e istanze, l'aiuto nell'individuare le azioni da far autorizzare e quelle che non necessitano di nulla può snellire le procedure e rendere più agevole il compito del Giudice Tutelare

verso gli amministratori di sostegno/tutori per informare e inquadrare correttamente la figura del Giudice Tutelare, non come oppressore e mero controllore, ma come “regista” di tutta la situazione, aperto a ricevere richieste, osservazioni, resoconti, aggiornamenti e a dare indicazioni nelle varie gestioni, spesso molto complesse, perchè riguardano la vita delle persone.

Per concludere: mi fa piacere constatare che in un ambito scientifico come questo sia riconosciuta l'importanza di un istituto come l'amministrazione di sostegno, soprattutto quando è applicata e gestita secondo i principi etici che ho appena accennato e che ritengo siano da considerarsi strettamente complementari agli aspetti tecnico-scientifici, che in questo Convegno vengono eccellentemente illustrati.

Ancora grazie a tutti per la Vostra attenzione.

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